Dott.ssa Gloria Vangelista Psicologa, Psicoterapeuta Specialista in Terapia Breve Strategica


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Introduzione

La Terapia Breve Strategica


Cenni storici

L'approccio strategico trae le sue origini dalla teoria della comunicazione nata in campo antropologico con Gregory Bateson, dagli sviluppi costruttivisti dell'epistemologia cibernetica (Heinz von Foerster, Ernst von Glasersfeld) e dagli studi sull'ipnosi e la suggestione di Milton Erickson. Si deve poi a
Paul Watzlawick e al Mental Research Insitute di Palo Alto l'opera di approfondimento e sistematizzazione dei principi teorico-applicativi della comunicazione nei suoi aspetti pragmatici e terapeutici.

La collaborazione tra
Paul Watzlawick e Giorgio Nardone, iniziata nel 1987 con la fondazione del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha condotto alla moderna evoluzione della terapia strategica e alla messa a punto di specifici protocolli di intervento per specifici problemi clinici mediante una rigorosa procedura di ricerca empirico-sperimentale nota come "ricerca-intervento".

La Terapia Breve Strategica
La Terapia Breve Strategica è un intervento:

  • breve e focale: orientato all'estinzione dei disturbi presentati dal paziente, si articola su 10 sedute e si concentra su un obiettivo concreto di cambiamento, concordato congiuntamente con il terapeuta;


  • radicale: oltre alla soluzione del sintomo, mira a modificare la rappresentazione che il paziente ha del proprio problema da un lato e di sé, degli altri e del mondo dall'altro;


  • efficiente: obiettivo primo di un terapeuta strategico è quello di risolvere rapidamente problemi e disturbi che possano diventare invalidanti non solo per il paziente che ne soffre ma anche per coloro che gli stanno accanto, questo obiettivo si raggiunge in media in sole 7 sedute;


  • efficace: il cambiamento si verifica nell'86% dei casi ed è duraturo, poiché non si presentano ricadute rispetto al problema presentato;


  • non farmacologico ma solo psicologico;


  • indicato: in primo luogo per tutti i disturbi psicologici fortemente impedenti ovvero caratterizzati da una sintomatologia acuta.


In virtù di queste caratteristiche, quello strategico appare non solo un modello teorico ed operativo decisamente efficace per la soluzione in tempi brevi di problemi clinici (individuali, di coppia o familiari) ma anche un approccio applicabile a contesti interpersonali differenti come quelli sociali, educativi ed aziendali.

Partendo dall'assunzione che i disturbi di natura psicologica derivino da una modalità disfunzionale di percepire e di reagire nei confronti della realtà, il terapeuta strategico, per cambiare una situazione problematica, anziché andare alla ricerca delle cause originarie, indaga su
come il problema funziona e su come si mantiene per poi individuare la modalità d'intervento più efficace.

Da un punto di vista strategico, quindi, per cambiare una situazione problematica è importante lavorare su come il problema stesso si mantiene nel presente: il terapeuta focalizzerà quindi l'attenzione sull'indagine delle cosiddette
"tentate soluzioni", vale a dire tutto ciò che il paziente e le persone intorno a lui hanno tentato di fare per cercare di risolvere il problema. Questi tentativi disfunzionali ripetuti nel tempo, se non vengono bloccati e sostituiti con delle modalità più funzionali, alimentano la situazione problematica e ne determinano la sua persistenza. Per questo motivo, il terapeuta strategico concentra la sua attenzione, fin dall'inizio della terapia, sul rompere questo circuito vizioso, lavorando sul presente piuttosto che sul passato, su come funziona il problema, piuttosto che sul perché esiste, sulla ricerca delle soluzioni piuttosto che delle cause.

Scopo ultimo dell'intervento terapeutico diventa lo spostamento del punto di osservazione: in questo modo la persona acquisisce la capacità di fronteggiare i problemi senza rigidità e stereotipia, sviluppando un ventaglio di diverse possibili strategie risolutive.



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